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Farmacisti, sondaggio: Il 69% vuole cambiare lavoro, dal Covid troppe responsabilità

Farmacia Redazione DottNet | 24/11/2024 19:02

Il dato dall’indagine La Farmacia che ascolta i farmacisti: "I giovani preferiscono andare in Paesi come Spagna, Portogallo e Irlanda"

Farmacisti stanchi del proprio lavoro? parrebbe di sì, tanto che il 69% sta valutando altre offerte di lavoro, anche in ambiti diversi, mentre il 62% dichiara che, se potesse tornare indietro, non sceglierebbe più questa professione. Emerge dall’indagine «La Farmacia che ascolta i farmacisti», promossa da Farmacieunite in collaborazione con l’Ordine dei Farmacisti di Treviso e Farmarca e svolta da Strategy Innovation, impresa di servizi specializzata in innovazione strategica, che ha intervistato 212 professionisti di settore veneti di età diverse, operanti in contesti cittadini e rurali.

Vediamo i dettagli: il 73% si dice soddisfatto del rapporto con i clienti e il 63% del buon clima di collaborazione instaurato con i colleghi e i titolari. Ma il 74% è insoddisfatto della retribuzione e il 43% della realizzazione professionale per la carente prospettiva di carriera, disagio avvertito in particolare da trentenni e quarantenni. Infine il 44% ha espresso difficoltà a conciliare vita privata e lavoro. «La nostra professione non è quella di cinque anni fa — spiega Federico Conte, presidente di Farmacieunite — non ci occupiamo più solo di distribuire, controllare e preparare i farmaci, ma dobbiamo svolgere una serie di altre mansioni.

La contabilità, la gestione dell’attività commerciale e soprattutto i nuovi incarichi derivanti dalla pandemia e dal progetto Farmacia dei servizi. Oggi noi dobbiamo saper fare tamponi, vaccinazioni, piccole prestazioni di telemedicina, esami del sangue, rilevazione della pressione. Tutte prestazioni che richiedono una preparazione senza sosta — aggiunge Conte — non abbiamo tregua. È un mestiere in continua evoluzione e se noi farmacisti più maturi ne siamo affascinati, i giovani preferiscono o andare all’estero, per esempio in Spagna, Portogallo e Irlanda, o cambiare proprio strada». E allora virano sull’insegnamento, sulla formazione, sull’industria, sulla possibilità di fare ricerca nelle case farmaceutiche, su erboristeria e cura della persona.

 «Dobbiamo essere noi a trasmettere alle nuove generazioni la passione per la professione — riflette il presidente di Farmacieunite — l’aspetto più gratificante è il rapporto con la gente. L’empatia che si crea rende più leggero l’aspetto faticoso del mestiere, cioè l’impegno nei fine settimana, nei festivi, di notte, che i giovani non vogliono assumere. L’altro segreto è di specializzarsi, per esempio nei farmaci veterinari o in galenica». Per mettere nero su bianco le soluzioni è stato redatto il «Manifesto per il welfare dei farmacisti», che si articola in otto punti: incentivi (economici o benefit, come buoni pasto e auto aziendale); equilibrio vita-lavoro (permessi aggiuntivi per esigenze familiari, orario più flessibile, convenzioni con teatri e cinema); progressione professionale; spazi e mobilità (incentivi per l’uso dei mezzi pubblici, posteggi riservati); benessere mentale e fisico per gestire lo stress lavorativo, con consulenze psicologiche e incentivi per praticare l’attività fisica; momenti di dialogo e condivisione; ascolto del personale; creazione di una Community Welfare con la quale personalizzare servizi e iniziative di welfare.

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