Una indagine svolta nell’arco di cinque anni dalla Società Italia di Gastroenterologia Pediatrica, utilizzando una app fornita ai medici endoscopisti per raccogliere i dati in tempo reale, fotografa una situazione rassicurante
. I motivi per cui si rende necessaria una endoscopia digestiva su un bambino possono essere molti: per scoprire la causa di sintomi non chiari, per una sospetta celiachia, per motivi d’urgenza in caso di ingestione di corpi estranei o caustici o altro ancora. In tutti i casi è un esame che esige o una anestesia generale o una sedazione e deve essere eseguito da mani esperte in un centro specialistico; e che quindi suscita sempre una certa apprensione nei genitori. La buona notizia è che nei centri italiani il livello della sicurezza e della affidabilità delle endoscopie, sia superiori (esofago, stomaco, duodeno) sia inferiori (retto e colon), è decisamente alto. Lo rivela una survey organizzata e finanziata dalla SIGENP pubblicata da Gastrointestinal Endoscopy e in via di pubblicazione su Endoscopy International Open, due riviste scientifiche. I dati sono stati raccolti nel corso di tre anni (cinque, considerando anche la preparazione e l’elaborazione) in 44 centri distribuiti su tutto il territorio nazionale dove è attivo il servizio di endoscopia nei bambini eseguito secondo gli standard previsti dalle linee guida. Linee guida che risalgono al 2017, frutto della collaborazione delle società di gastroenterologia pediatrica europea e americana (ESPGHAN e NASPGHAN). "L’endoscopia in un bambino non significa solo applicare la metodica su un piccolo adulto ma necessita di accortezze particolari legate alle indicazioni, la sedazione e il contesto familiare del paziente" dice il dr. Lorenzo Norsa gastroenterologo pediatra presso l’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi università degli studi di Milano, che insieme al prof.
"Questo lavoro multicentrico della SIGENP ha certificato senza dubbio un alto grado di qualità nell’esecuzione delle gastroscopie pediatriche in Italia" dice il dottor Norsa. Tra gli aspetti più interessanti emersi nell’analisi dei dati: nel 95% dei casi le procedure sono state eseguite da endoscopisti pediatri (negli altri casi un pediatra era comunque presente); nel 92% dei casi l’attesa è stata nei limiti consentiti, cioè inferiore a 45 giorni, mentre è stata eccessiva (oltre 60 giorni) nell’8%. Gli eventi avversi sono stati inferiori all’1%, cioè in linea con i valori registrati internazionalmente. La soddisfazione dei pazienti è stata dell’89%, anche se purtroppo questa rilevazione non è stata fatta su tutti i pazienti ma solo sul 56%.
Dato interessante, il motivo dell’endoscopia più frequente – un caso su cinque - è stata la diagnosi di celiachia. Endoscopia che in questo caso è bassa, cioè nel colon. "La colonscopia spesso viene percepita come una metodica molto invasiva perché associata alla necessità di un’adeguata preparazione intestinale" afferma il prof. Salvatore Oliva, "Tuttavia, le nuove preparazioni a basso volume consentono di ridurre lo stress per i nostri piccoli pazienti, come pure la sedazione che rende l’esame il meno invasivo possibile. Inoltre, il livello tecnico degli endoscopisti pediatri nel nostro lavoro risulta essere molto alto rispetto alla media europea, riducendo al massimo la durata dell’esame e quindi anche il tempo di permanenza in ospedale dei nostri piccoli bambini". Insomma, gli endoscopisti pediatri italiani possono vantare oggi una "qualità certificata".
"Questa survey realizzata dall’area endoscopica della SIGENP ha più di un motivo di interesse" commenta il prof. Claudio Romano, Presidente SIGENP. Intanto permette ai pazienti o meglio alle loro famiglie, di capire meglio cosa si possono aspettare e stabilire un rapporto di maggior fiducia nei confronti delle strutture sanitarie. Inioltre, dal punto di vista scientifico, è qualcosa di molto innovativo: abbiamo sviluppato il primo sistema per la raccolta dati sulla qualità endoscopica mediante applicazione compatibile con qualsiasi telefono cellulare. È un metodo che certamente potrà essere utilizzato anche per un più ampio progetto europeo. E forse replicabile anche in altri ambiti"
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