I ricercatori stanno esplorando modi alternativi per ripristinare la salute dell'organo dell'apparato digerente, concentrandosi sulla capacità del microbioma di guarire il rivestimento intestinale
L'intestino umano ospita miliardi di batteri che svolgono ruoli vitali nella digestione, nell'immunità e nella salute generale. Quando questo equilibrio microbico viene disturbato, può contribuire allo sviluppo di malattie croniche come la colite ulcerosa (UC), una condizione infiammatoria dell'intestino crasso. Per alcuni pazienti, i trattamenti attuali offrono un sollievo limitato o comportano rischi significativi, tra cui l'immunosoppressione. I ricercatori stanno ora esplorando modi alternativi per ripristinare la salute intestinale, concentrandosi sulla capacità del microbioma di guarire il rivestimento intestinale. Uno dei tratti distintivi della CU è la carenza di alcuni acidi biliari, molecole che aiutano a digerire i grassi e a regolare la salute intestinale.
I team di ricerca guidati da Kristina Schoonjans e Rizlan Bernier-Latmani presso l'EPFL hanno identificato il Clostridium scindens, un batterio che converte gli acidi biliari primari in acidi biliari 7-deidrossilati, come un attore chiave nella guarigione intestinale. Il loro studio mostra che integrare l'intestino con questo batterio potrebbe migliorare il recupero da lesioni del colon, offrendo una nuova potenziale terapia per la CU e disturbi correlati.
Lo studio è pubblicato su EMBO Molecular Medicine. I ricercatori hanno testato la loro ipotesi su topi con colite, un modello di malattia che imita la CU. Hanno introdotto Clostridium scindens in alcuni topi, lasciandone altri senza cure. Il team ha quindi monitorato il recupero degli animali misurando la perdita di peso, l'infiammazione del colon e i marcatori della guarigione intestinale. I topi che hanno ricevuto Clostridium scindens si sono ripresi più rapidamente, mostrando una riduzione dell'infiammazione e una rigenerazione migliorata del rivestimento intestinale. I ricercatori hanno scoperto che questi effetti dipendevano da TGR5, un recettore che risponde agli acidi biliari 7-deidrossilati, che stimola la proliferazione e la differenziazione delle cellule staminali intestinali.
Quando hanno testato la terapia su topi privi di questo recettore, i benefici sono scomparsi, confermando che il metabolismo degli acidi biliari è essenziale per la guarigione. Per convalidare ulteriormente i loro risultati, hanno analizzato i dati dei pazienti per determinare se meccanismi simili fossero in gioco negli esseri umani. Hanno scoperto che nei pazienti con CU, i livelli più bassi di acidi biliari 7-deidrossilati erano fortemente correlati con un rinnovamento cellulare intestinale compromesso. Ciò rafforza il legame tra metabolismo degli acidi biliari e guarigione intestinale.
"I nostri risultati evidenziano il potenziale delle strategie mirate al microbioma per modulare il metabolismo degli acidi biliari e promuovere la guarigione intestinale", afferma Antoine Jalil, il primo autore dello studio. A differenza dei trattamenti convenzionali che si concentrano sulla soppressione dell'infiammazione, questo approccio mira al problema di fondo: la ridotta capacità dell'intestino di guarire se stesso. Ripristinando l'equilibrio naturale degli acidi biliari attraverso batteri benefici, questa strategia potrebbe fornire un'opzione di trattamento alternativa e più sostenibile per i pazienti affetti da CU. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per esplorarne le applicazioni cliniche, i risultati evidenziano il potenziale terapeutico degli interventi basati sul microbioma.
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