Aodi: “Il decreto anti-violenza è un vero fallimento. Basta provvedimenti inefficaci e inutili proclami. Servono misure drastiche e strutturali. Il Viminale intervenga subito con un nuovo piano sicurezza"
Sanitari minacciati con pistole alla testa, pronto soccorsi trasformati in campi di battaglia, medici e infermieri costretti a dimettersi o fuggire all’estero per paura. La sanità italiana è in ginocchio e le istituzioni continuano a rispondere con provvedimenti palliativi. Il fenomeno delle violenze contro i professionisti sanitari ha raggiunto livelli impensabili. I dati esclusivi di AMSI evidenziano come nei primi 3 mesi del 2025 si registra addirittura un incremento del 37% delle aggressioni per una media mensile di 2161 episodi di violenza e un totale di 6483 aggressioni fisiche e verbali (comprese di sommerso) tra il 1 gennaio e il 31 marzo 2025. Ricordiamo anche, per dovere di cronaca, che in tutto il 2024 si erano registrate 25.940 aggressioni, con un incremento del 33% rispetto all’anno precedente.
A lanciare l’allarme sono l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), l’Unione Medica Euromediterranea (UMEM) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, attraverso la voce del Prof. Foad Aodi, medico, giornalista internazionale, esperto in salute globale e membro del Registro Esperti FNOMCEO e già 4 volte consigliere dell’OMCeO di Roma dal 2002, accanto ai rispettivi Consigli Direttivi.
Violenza senza fine: dalle minacce con la pistola, ai raid nei pronto soccorsi
Dopo il caso di Torino, dove un medico del 118 è stato minacciato con una pistola alla testa da un paziente inferocito, nella giornata di ieri Cesena ha visto un assalto al pronto soccorso da parte di 50 persone in rivolta per lo stato di salute di un loro congiunto. Urla, minacce, lanci di bottiglie: i sanitari sono ostaggi di una violenza ormai quotidiana. "Siamo al punto di non ritorno! Gli ospedali non possono più essere lasciati senza protezione. Ogni giorno senza misure concrete è un giorno in cui un operatore sanitario rischia di morire per fare il proprio lavoro!", denuncia Aodi.
Sanitari diventati veri e propri bersagli: chi è il vero responsabile?
Chi lavora per salvare vite è ormai considerato un nemico. I cittadini esasperati non trovano risposte dal sistema sanitario e sfogano la rabbia sui professionisti, gli unici ancora presenti e operativi. "Di chi è la colpa? Dell’inefficienza del sistema, della politica sanitaria fallimentare, della mancanza di investimenti in sicurezza. Ma a pagare sono sempre i sanitari, costretti a difendersi da soli! Il Viminale non può più ignorare questa emergenza", prosegue Aodi. "Al primo posto, per numero di aggressioni, ci sono i pronto soccorsi e i reparti psichiatrici. Sotto attacco anche gli studi dei medici di base e gli ambulatori. Non dimentichiamo però i rischi che corrono gli operatori del 118 negli interventi in esterna".
Serve un piano nazionale di emergenza per la sicurezza dei sanitari: proposte concrete
Basta con le soluzioni tampone e i decreti inefficaci. AMSI, UMEM e Uniti per Unire chiedono un intervento immediato e strutturale, non inutili provvedimenti post-aggressione:
• Presidi di sicurezza fissi nei pronto soccorsi e sulle ambulanze.
• Controlli agli ingressi degli ospedali per impedire l’accesso a soggetti armati.
• Coinvolgimento diretto del Viminale per la creazione di un piano straordinario di sicurezza sanitaria.
• Tutele legali reali per chi subisce aggressioni, con risarcimenti immediati.
• Piano straordinario di assunzioni per colmare la carenza di personale, evitando il sovraccarico e il caos nei reparti.
"Senza misure drastiche, i professionisti sanitari continueranno ad andarsene. La prima causa di dimissioni volontarie e di fuga all’estero è la paura per la propria sicurezza. Se lo Stato non interviene subito, presto non ci sarà più nessuno a curare i cittadini italiani!", conclude Aodi.
AMSI, UMEM e Uniti per Unire chiedono un incontro urgente con il Ministero della Salute e dell’Interno e con i vertici della sanità nazionale per discutere un piano immediato di intervento. Non c'è più tempo da perdere!
INDAGINI AMSI AGGRESSIONI PROFESSIONISTI SANITARI
Le statistiche aggiornate sulle aggressioni al personale sanitario di Amsi, UMEM e Movimento Uniti per Unire.
(Dati aggiornati al 31 marzo 2025)
PRIMI 3 MESI 2025 (1 GENNAIO-31 MARZO 2025)
AUMENTO DEL 37% DELLE AGGRESSIONI RISPETTO AL 2024.
MEDIA DI 2161 AGGRESSIONI AL MESE PER UN TOTALE DI 6483 AGGRESSIONI DAL PRIMO MARZO A OGGI
Incrementi in percentuale delle aggressioni per regione nei primi 3 mesi nel 2025 rispetto al 2024 (classifica delle prime 10 regioni):
1 Lombardia: +62%
2 Campania: +59%
3 Puglia: +57%
4 Lazio: +56%
5 Sicilia: +55%
6 Veneto: +54%
7 Piemonte e Liguria: +53%
8 Emilia-Romagna: +52%
9 Toscana: +51%
10 Calabria: +50%
Distribuzione geografica delle aggressioni nel 2024 e nei primi 3 mesi del 2025:
Nord Italia: 63% (nel 2025 è del 64%)
Sud Italia: 26%( nel 2025 è del 26% )
Centro Italia: 11% (nel 2025 è del 10%)
Vittime:
73% donne (nel 2025 - 77%donne)
Professioni più colpite: infermieri e fisioterapisti Al terzo posto i medici pronto soccorso e psichiatri.
Altri Dati significativi del 2024
72% delle vittime non denuncia per paura o addirittura rassegnazione
25.940 sono state le aggressioni totali nel 2024 (i casi ufficialmente denunciati, che non includono il sommerso) tra sanità pubblica e privata.
Se nel 2023 le aggressioni ufficiali erano state 18mila solo nella sanità pubblica, solo in quest’ultima si registra nel 2024 un aumento di ben 5940 aggressioni (+33%).
Reparti maggiormente coinvolti nelle aggressioni:
1. Pronto Soccorsi
2. Reparti Psichiatrici
3. Guardie Mediche / Ambulatori
4. Studi medici
5. Rsa
6. Reparti nevralgici come chirurgia.
CONSEGUENZE: Si lavora ogni giorno nella paura e nel terrore, con l’aumento di fenomeni come la medicina difensiva, che è cresciuta del 32%, con la conseguenza di tanti esami inutili e uno spreco di denaro per la sanità pubblica e per quella privata a carico dei cittadini. Le violenze hanno portato all’aumento del 42% delle fughe all’estero e del 35% delle dimissioni volontarie e della fuga dai reparti nevralgici.
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