Sul tavolo ci sono diversi passaggi, come il futuro della formazione dei medici di base e la possibilità che i solo i nuovi specialisti diventino dipendenti del Ssn
La riforma della medicina generale, che tanto ha fatto parlare nelle scorse settimane soprattutto sulla possibile rivoluzione per la medicina del territorio con il passaggio dei medici di famiglia all'interno del Servizio sanitario nazionale come dipendenti - in ottica dell'avvio a pieno regime delle Case e degli Ospedali di comunità previsti dal Pnrr - è in una fase di stallo. “Aspettiamo la proposta delle Regioni”, ha detto all'Adnkronos Salute il ministro della Salute Orazio Schillaci, a margine dell'evento a Roma per i 300 anni dell'antico ospedale San Gallicano, dove Schillaci siede proprio accanto al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
Il documento redatto dalla Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie definisce principi, raccomandazioni ed esempi concreti
Daridorexant è il primo farmaco approvato in Europa indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da insonnia caratterizzata da sintomi presenti da almeno tre mesi
Fimmg: Noi con Schillaci, unica inerzia quella delle Regioni che vogliono sacrificare l’appropriatezza assistenziale ai tagli
Testa: “Profonda delusione per la mancata trasformazione del corso in scuola di specializzazione. Le coperture economiche ci sono”
"Chiediamo il sostegno del Presidente Mattarella, per richiamare la cittadinanza. Sarebbe paradossale che le organizzazioni sindacali dovessero trovarsi a ragionare su un possibile sciopero contro i cittadini nella veste di pazienti"
"Per molti presidenti di Regione i medici di medicina generale dovrebbero diventare dipendenti del Servizio sanitario nazionale". "Mancano 4500 medici e 10mila infermieri"
Rea (Simg Lazio): “Tra le principali esigenze, è fondamentale l’inserimento di personale infermieristico e amministrativo. Come le farmacie dei servizi ricevono investimenti anche la Medicina Generale può moltiplicare le sue funzioni”
Questo codice, attualmente in vigore, limita fortemente la possibilità di dar seguito a uno sciopero vero ed efficace, ostacolando di fatto qualsiasi iniziativa
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