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Negli occhi i primi segni dell'Alzheimer: alterazioni nella retina e diminuzione di alcune cellule

Neurologia Redazione DottNet | 27/03/2023 21:23

Se i medici riuscissero a identificare la malattia nelle sue prime fasi, le persone potrebbero fare scelte di vita adeguate e controllare i fattori di rischio da modificare, come l’ipertensione, il colesterolo e il diabete

L'Alzheimer si puo' 'intravedere' dagli occhi sia prima che si manifesti, sia in fase conclamata. “Il morbo di Alzheimer si sviluppa nel cervello decenni prima della comparsa dei primi sintomi legati alla perdita di memoria”, ha dichiarato il dottor Richard Isaacson, neurologo specializzato nella prevenzione del morbo e membro dell’Istituto per le Malattie Neurodegenerative. Se i medici riuscissero a identificare la malattia nelle sue prime fasi, le persone potrebbero fare scelte di vita adeguate e controllare i “fattori di rischio da modificare, come l’ipertensione, il colesterolo e il diabete”, ha aggiunto Isaacson. Una scoperta che potrebbe quindi rivoluzionare la ricerca medica sulla prima forma di demenza, che colpisce ad oggi circa 55 milioni di persone nel mondo, un numero destinato a crescere in misura significativa.

Uno studio americano, il primo ad aver analizzato tessuti della retina e cerebrali donati da una novantina di pazienti colpiti dalla patologia o da altre forme di demenza, ha identificato alterazioni nella retina e la netta diminuzione di alcune cellule nelle persone con declino cognitivo.

Condotta all'ospedale Cedars-Sinai di Los Angeles, la ricerca - ha spiegato l'autrice, Koronoyo-Hamaoui - “Il nostro studio è il primo a fornire un’analisi approfondita dei profili proteici e degli effetti molecolari, cellulari e strutturali del morbo di Alzheimer nella retina umana e di come questi corrispondano ai cambiamenti nel cervello e nella funzione cognitiva”,  “Questi cambiamenti nella retina erano correlati a quelli in parti del cervello, come la corteccia entorinale e temporale, centro della memoria, dell’orientamento e della percezione del tempo”, ha spiegato la dottoressa.

I ricercatori hanno raccolto campioni di tessuto retinico e cerebrale nell’arco di 14 anni da donatori affetti dal morbo e con lieve deterioramento cognitivo – il più ampio gruppo di campioni di retina mai studiato. Gli scienziati hanno poi confrontato i materiali organici provenienti da donatori con funzioni cognitive normali con quelli con demenza lieve e con quelli di chi presentava l’Alzheimer in fase avanzata. Lo studio, pubblicato a febbraio sulla rivista Acta Neuropathologica, ha rilevato un aumento significativo della beta-amiloide, un marcatore chiave della malattia, sia nelle persone con Alzheimer sia nei pazienti con declino cognitivo precoce. “I risultati erano evidenti anche in persone senza sintomi o con sintomi minimi” ha precisato il neurologo. “Questi risultati potrebbero portare allo sviluppo di tecniche di imaging che ci permettano di diagnosticare la malattia prima e con maggiore precisione – conclude il dottor Isaacson – e di monitorarne la progressione in modo non invasivo guardando attraverso l’occhio”.

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