Schillaci: "è volontà politica. Si risponda delle inadempienze"
Se l'abbattimento delle liste d'attesa, a otto mesi dall'approvazione della legge per il loro smaltimento, appare ancora lontano, è "per una volontà politica" delle Regioni e non per mancanza di fondi. Il ministro della Salute Orazio Schillaci, dall'Aula del Senato dove ha risposto al Question time, lancia una nuova stoccata alle amministrazioni regionali. E sulla base di dati precisi: al 31 dicembre 2024, secondo i dati comunicati dalle Regioni al ministero e che l'ANSA ha potuto visionare, un quarto dei fondi totali assegnati per il recupero delle liste, pari al 24%, non è stato utilizzato. Su un finanziamento totale di 1.371.956.271 euro per gli anni 2022-23-24 da parte del ministero della Salute, infatti, le Regioni non hanno utilizzato - o hanno accantonato - una cifra pari a 323.342.886 euro.
Ancora una volta, dal ministro - che ha ripetutamente scritto al presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga - arriva un forte richiamo all'applicazione della legge per il taglio delle liste.
E poi: "Il diritto alla salute non è negoziabile. O si applica la legge o si deve rispondere delle proprie inadempienze". Toni particolarmente duri - dopo giorni di polemiche con le Regioni - che il ministro riconosce e rivendica: "Mi hanno fatto notare i toni molto diversi che sto utilizzando da qualche giorno a questa parte - dice -. Rivendico tutte le parole dette e scritte: ora le norme ci sono, i compiti sono chiari, ora abbiamo i dati per comprendere chi va sostenuto e chi deve urgentemente mettere fine alle sue inefficienze". La legge approvata, ribadisce, non rappresenta "palliativi o interventi spot, ma una riforma organica" e le misure previste - dalla piattaforma nazionale per le liste d'attesa al sistema per garantire al cittadino tempi certi mediante il ricorso a intramoenia o privato quando necessario, all'estensione delle visite nel fine settimana e l'adozione del Cup unico già effettivo in Lazio, Liguria e Basilicata - "stanno già producendo risultati tangibili nelle Regioni che le hanno implementate. Dove si applica la legge, cioè, ci sono i risultati". Il titolare della Salute rispedisce dunque al mittente le 'qualunquistiche accuse di fallimento': "Verrebbe da rispondere al qualunquismo dell'accusa generica di 'fallimento' con un altrettanto generico 'fallimento del modello regionale di gestione della sanità', ma questo Governo è concentrato sin dall'inizio solo sulle soluzioni, non su accuse qualunquistiche".
E se da un lato chiarisce che "l'intento non è prevaricare l'autonomia regionale, ma sostenere il cambiamento a vantaggio dei cittadini", dall'altro sottolinea come non definirebbe "adeguata collaborazione" da parte delle Regioni, ad esempio, "il confronto sul decreto attuativo che prevede poteri sostitutivi del Ministero in caso di inadempienze". Ma il nuovo attacco ai territori non è piaciuto al senatore Ivan Scalfarotto di Iv, che ha presentato una delle interrogazioni: "Lei parla di qualunquismo delle Regioni, ma ci vuole sfacciataggine a venire a parlare così oggi", ha detto. E per la capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella: "Non è sopportabile questo continuo atto d'accusa verso le Regioni. Quando si attiva il Ministero? Almeno - conclude - convochi quelle inadempienti".
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