"Preoccupa applicazione nuovo accordo nazionale, Regione ci incontri"
Finito il corso di specializzazione tra pochi mesi, gli aspiranti medici di famiglia in Emilia-Romagna potrebbero trovarsi a fare un lavoro diverso da quello per il quale hanno firmato il contratto col servizio sanitario. E cioè essere schierati nei Cau oppure occuparsi della guardia medica. Queste sarebbero infatti le "conseguenze derivanti dall'applicazione del nuovo accordo collettivo nazionale sulla medicina generale", spiega lo Snami Emilia-Romagna, che solleva il problema esprimendo "profonda preoccupazione e contrarietà". Il nuovo contratto, sottolinea il sindacato, "introduce il ruolo unico di assistenza primaria, costringendo i nuovi medici convenzionati a partire dal 2025 a svolgere contemporaneamente le funzioni di medico di famiglia e di medico di continuità assistenziale, con una gestione mista di ore e assistiti in carico".
Questo genera "uno scenario preoccupante e incerto", sostiene lo Snami, prima di tutto perché "potrebbe arrivare a costringere fino alla pensione i medici" già in servizio da anni e chiamati di nuovo "a lavorare anche di notte e nei festivi", sottolinea il sindacato, come nei primi anni di "gavetta".
Questo, segnala il sindacato, "implicherebbe un cambio contrattuale forzato che li costringerà a svolgere sia le attività di medico di famiglia per chi avesse scelto un contratto di guardia medica o Cau, sia la guardia medica per chi fosse invece medico di famiglia". Questi medici, però, "non hanno firmato a queste condizioni il loro impegno con il Servizio sanitario regionale- mette in chiaro lo Snami- questo cambio di carte in tavola è per loro giustamente inaccettabile". I medici in questione, infatti, "si vedrebbero costretti a cambiare radicalmente le proprie prospettive lavorative, dovendo integrare turni di guardia medica con la gestione dei propri assistiti o viceversa. Sapendolo, avrebbero probabilmente fatto scelte differenti".
Per questo il sindacato chiede alla Regione "un immediato confronto per discutere soluzioni alternative che tutelino i diritti dei medici già operanti nel sistema sanitario con incarichi temporanei da vecchio accordo nazionale". Lo Snami si attiverà inoltre "per fornire ai propri iscritti tutte le tutele e il supporto della rete legale del sindacato al fine di tutelare i legittimi interessi dei professionisti coinvolti per evitare forzosi stravolgimenti contrattuali". Resta in ogni caso la posizione di "contrarietà a un modello organizzativo che rischia di compromettere la qualità e la sostenibilità dell'assistenza sanitaria territoriale- afferma lo Snami- quasi nessun medico di quelli già in servizio ha aderito al ruolo unico, si vogliono costringere solo i giovani a subire tutto questo? Il rischio concreto è una fuga ulteriore dal settore e la comparsa di cooperative e gettonisti privati anche per garantire la medicina di famiglia".
Il documento redatto dalla Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie definisce principi, raccomandazioni ed esempi concreti
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