Il 7 aprile la prima Giornata di sensibilizzazione
Basta un pianto inconsolabile. A scatenare nel genitore, nel nonno o nel baby sitter quell’istinto irrefrenabile di cullare il neonato forte, sempre più forte, fino a scuoterlo con violenza pur di mettere fine a quel pianto non più sopportabile. Stanchezza, depressione post nascita e tanti altri fattori possono essere riscontrati dietro la Shaken Baby Syndrome, la sindrome da scuotimento del bambino. Ma le conseguenze dello scuotimento, anche se di pochi secondi, possono essere infauste e letali. In 1 su 4 casi provoca la morte o il coma del neonato, ma può anche causare traumi di entità tale da provocare nel bambino disturbi dell’apprendimento, disturbi cognitivi, disturbi comportamentali, attacchi epilettici, ritardi nello sviluppo psicomotorio, cecità, diplegia spastica (paralisi di entrambi i lati), tetraplegia (paralisi di tutti i lati).
I dati arrivano dalla Prima indagine sullo Shaken Baby Syndrome in Italia, frutto della collaborazione tra la Fondazione Terre des Hommes e la Rete Ospedaliera per la Prevenzione del Maltrattamento all’Infanzia che la Fondazione ha creato. La rilevazione, condotta nella primavera del 2023, ha preso in considerazione 47 casi di Shaken Baby Syndrome diagnosticati dagli ospedali partecipanti nell’arco di tempo dal 2018 al 2022. I risultati emersi sono stati rilanciati oggi in occasione della presentazione, da parte di Terre des Hommes, delle iniziative in campo per la Prima Giornata di sensibilizzazione e prevenzione della Shaken Baby Syndrome, in programma il 7 aprile prossimo, contestualmente alla Giornata internazionale della Salute.
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